Dirk Hamer, Vittorio Emanuele e quel maledetto 18 agosto 78 sull’isola di Cavallo: storia di un delitto

di Marisa Fumagalli

Un gruppo di ragazzi, tra cui la modella Birgit Hamer e il fratello Dirk, decide di fare una escursione sull’isola in acque francesi, dove hanno la villa l’�erede al trono� e la moglie. Ma qualcosa va storto: il furto del gommone, i due spari e la morte del 19enne

Dirk Hamer, Vittorio Emanuele e quel maledetto 18 agosto 78 sull’isola di Cavallo: storia di un delitto

La “maledizione” di Vittorio Emanuele di Savoia, ultimo “erede al trono” comincia da lontano. E la sua notoriet� di principe senza corona � legata a un tragico episodio che risale all’agosto del 1978.

La scena del fatto � l’isola di Cavallo – acque francesi fra la Sardegna e la Corsica - meta dei turisti vip dell’epoca. Qui c’� la villa Savoia dove Vittorio Emanuele e la moglie Marina Doria trascorrono le vacanze da esiliati.

Succede, dunque, che il 18 agosto un gruppo di ragazzi che si trova in Sardegna, tra loro il ricco play boy Nicola Pende, detto Nicky, decide di fare un’escursione in Corsica. Assieme a Pende, alcuni amici , tra cui la modella tedesca Birgit Hamer e il fratello Dirk, diciannovenne. Ma la gita spensierata si sarebbe trasformata in tragedia.

Il gruppo, in barca, raggiunge l’isola con l’idea di fermarsi a dormire in quel piccolo paradiso. Giovani e un po’ gasati, come succede ai rampolli che non temono alcunch�, commettono l’errore di prendere il gommone di Vittorio Emanuele. Passo falso pagato carissimo. Il principe, irritato, nella notte si presenta davanti alla barca dei ragazzi. Partono due colpi dalla sua carabina e uno va dritto verso Dirk, sdraiato dentro l’imbarcazione. Ferito gravemente, il giovane dopo qualche mese muore. � il dicembre dello stesso 1978.

Scatta l’inevitabile arresto di Vittorio Emanuele, accusato di omicidio. Prevedibile la reazione dell’agguerrita difesa: non � stato il principe a colpire Dirk – la tesi dell’avvocato – ma il colpo mortale � da attribuirsi a qualcun altro, che avrebbe sparato durante la colluttazione tra lui e Nicky Pende. Di pi�: la barca viene subito smantellata evitando cos� la perquisizione. La difesa, inoltre, ha fatto notare che i proiettili mortali erano di diverso calibro rispetto a quelli della carabina di Vittorio Emanuele (per inciso, gli venne contestato, senza prove, di aver sostituito l’arma).

Risultato? Il principe sotto accusa se la cava con una condanna a 6 mesi per porto abusivo di arma da fuoco, usata fuori dall’abitazione. E siamo gi� al 1991 (i tempi della giustizia sono lunghi) quando la Corte d’Assisi di Parigi emette il verdetto: Vittorio Emanuele � prosciolto dall’accusa di omicidio.

Ma la storia e le “imprudenze” del Savoia armato non finiscono qui. C’� un secondo capitolo oscuro nella vicenda. Che, tra l’altro, � oggetto di narrazione nella docu-serie di Netflix “Il Principe”, dedicata alla figura di Vittorio Emanuele. L’anno � il 2006, quando il Savoia finisce ancora nei guai, arrestato per lo scandalo di Vallettopoli (associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e al falso, sfruttamento della prostituzione). E nel carcere di Potenza dove � rinchiuso, parlando con alcune persone, senza sapere di essere intercettato, avrebbe detto di �aver fregato il tribunale francese�, ammettendo di aver colpito Dirk Hamer.

Il condizionale � d’obbligo. Le parole – negate dal principe – in sede di giudizio vengono considerate inconsistenti e forzate dalla stampa. Fatto sta che il 23 febbraio del 2015 Vittorio Emanuele di Savoia ha ottenuto un risarcimento di 40.000 euro per i giorni trascorsi in cella da innocente. Due anni dopo, tuttavia, ecco una nuova condanna: due anni per aver diffamato Brigit Hamer (autrice del libro “Delitto senza castigo”), sorella di Dirk. Con l’ultima maledizione si chiude il cerchio. Scomodo anche per i familiari, Vittorio Emanuele. Nel 2006, in seguito ai fatti di Potenza, la sorella Maria Beatrice di Savoia (la “Titti”) in un’intervista al Corriere, pur contrariata per l’incarcerazione del fratello, disse: �Nome e dinastia buttati nel fango. Mi dispiace per mio fratello, ma non voglio avere a che fare con le sue colpe vere o presunte. Ognuno risponde per s�. Non ci si conosce mai a fondo, neanche tra fratelli�.


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3 febbraio 2024 (modifica il 3 febbraio 2024 | 14:15)

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