I rischi di lungo termine e la partita interna: perché Biden ha lanciato l’allarme su Kiev

NEW YORK — «Se Putin prenderà l’Ucraina, non si fermerà qui. Continuerà ad andare avanti. Ha spiegato tutto in modo abbastanza chiaro. Ma se va avanti e poi attacca un alleato della Nato, avremo ciò che non cerchiamo e finora abbiamo evitato: truppe americane che combattono truppe russe».

Sono molto drammatiche le parole che il presidente Biden ha usato ieri, durante un discorso messo in calendario dalla Casa Bianca all’ultimo momento, dopo la riunione con i leader del G7 a cui era invitato anche il leader di Kiev Zelensky. Lo scopo era scuotere i repubblicani, al Senato e alla Camera, affinché approvino i finanziamenti per continuare le forniture militari, perché altrimenti i soldi finiranno al termine dell’anno. Il messaggio di lungo termine però è forse anche più importante e riguarda tutti i membri Nato, Italia inclusa, che a sua volta si troverebbe in guerra se un Paese dell’Alleanza fosse aggredito da Mosca.

Martedì il Senato avrebbe dovuto approvare con una solida maggioranza bipartisan il pacchetto da 106 miliardi di dollari che Biden ha chiesto per sostenere Ucraina, Israele e Taiwan, in cambio di misure per rafforzare la sicurezza del confine col Messico. In teoria questo passaggio sarebbe dovuto servire a mettere pressione sulla riluttante Camera, dove invece la maggioranza repubblicana trumpista è contraria a continuare gli aiuti a Kiev. La seduta al Senato però è finita con una rissa verbale, perché i membri del Gop hanno accusato i colleghi democratici di rifiutare le loro richieste sul confine.

Allora Biden, che martedì aveva alluso alla possibilità di non ricandidarsi se Trump non corresse per la Casa Bianca, ha deciso di parlare per sbloccare lo stallo, in vista del voto procedurale in programma ieri sera nell’Aula alta: «Non commettere errori. Il voto di oggi sarà ricordato a lungo e la storia giudicherà severamente coloro che voltano le spalle alla causa della libertà. Non possiamo lasciare che Putin vinca». Quindi ha aggiunto: «Il Congresso deve approvare i finanziamenti supplementari per l’Ucraina prima della pausa per le festività. Francamente, penso sia sorprendente che siamo arrivati a questo punto. I repubblicani sono disposti a fare a Putin il dono più grande che possa sperare e ad abbandonare la nostra leadership globale».

Il problema è che tengono gli aiuti all’Ucraina in ostaggio delle misure sul confine: «Pensano di poter ottenere tutto ciò che vogliono senza alcun compromesso bipartisan. Questa non è la risposta. Ora sono disposti a mettere Kiev in ginocchio sul campo di battaglia, mettendo in pericolo la nostra sicurezza nazionale. Io sono disposto a fare compromessi significativi sul confine, ma finora non ho ricevuto risposta».

È una disputa di politica interna, ma se gli Usa abbandonano l’Ucraina l’impatto sarà globale. E riguarda anche l’Italia, perché se Putin attaccherà un Paese Nato come prevede Biden, l’Articolo V dell’Alleanza obbligherà anche Roma a difenderlo.

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