La senatrice Marino (Pd): “Piantedosi risponda sul cronista di Repubblica portato in Questura a Messina”

«Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi dovrà spiegare se viviamo in una democrazia o in uno Stato di polizia». Non ha alcuna intenzionde di far cadere nel vuoto l’interrogazione parlamentare che ha presentato la deputata dem Stefania Marino. Dopo il segretario di Sinistra italiana Nicola Fratoianni, anche lei ha chiesto formalmente lumi in Parlamento sull’inspiegabile perquisizione subita dal cronista di Repubblica Fabrizio Berté, senza alcuna ragione controllato in strada e portato in questura per non meglio precisati motivi. «Siamo di fronte ad una chiara limitazione della libertà di stampa e a un abuso di potere da parte della polizia. Pretendiamo risposte».

Secondo lei si tratta di un caso isolato o è spia di una situazione più generale?

«Spero si tratti di un caso isolato, ma ci sono segnali che indicano come la situazione stia cambiando in peggio. Basti pensare a quanto successo in Rai, spogliata di elementi validi per uniformare un messaggio e renderlo compatibile con l’attività di governo».

Come va letto quanto successo a Messina?

«Come un segnale estremamente preoccupante. L’idea che un giornalista venga fermato, perquisito, portato in questura è inquietante in una democrazia che aspiri a dirsi avanzata».

In che contesto va inserito?

«Il governo avanza ormai a colpi di decreto. Quello su Caivano, l’ultimo dl sicurezza, giusto per fare un esempio, hanno tutti la medesima ispirazione: una risposta securitaria da parte di un esecutivo incapace di risolvere i problemi reali di un Paese, tanto meno di individuare o anche solo cercare soluzioni di lungo periodo. Non a caso non c’è nessun tipo di investimento sulla scuola o sulla cultura».

A suo parere qual è l’obiettivo?

«Questi decreti sono di fatto tutti finalizzati a eliminare la possibilità di espressione e organizzazione del dissenso e questa è una deriva molto pericolosa».

Come Pd cosa avete intenzione di fare?

«L’11 ottobre abbiamo iniziato il percorso di mobilitazione, ma anche in Parlamento daremo battagla. A tutela della libertà di stampa Siamo pronti anche alle barricate. Non è l’unica. L’Italia dovrà affrontare nuove lotte per tutelare la Repubblica nata dalla Resistenza e noi combatteremo, scioperando e scendendo in piazza, che sono gli strumenti propri della democrazia».

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