Rubin, il festival segreto sulle colline toscane

Rubin, barbona bianca e sempre in ciabatte, partecipa col corpo, come farà con tutte le esibizioni. C’è James Blake, cantautore elettronico che con pianoforte, synth e loop station piazzati sull’altare crea un’atmosfera di intimità, fragilità e ascensione. In piazza Jova fa il suo grande ritorno e passa il microfono ai Gossip di una travolgente Beth Ditto. La seconda giornata si apre con Dorsey che racconta della sua utopia digitale, un anarco-capitalismo in cui la libertà di accesso a moneta, parola e conoscenza non è più legata ai permessi di un governo o dei grandi capitali ma a una rete neurale decentralizzata in cui siamo tutti uguali. «Non credete a nulla, verificate tutto. Anche quello che vi dico» è il suo suggerimento. Nel pomeriggio le strade el borgo medievale si riempiono. Capienza limitata a un migliaio di persone. Visto che il sindaco Andrea Pieragnoli ha già detto «buona la prima» sarà tutto da studiare il prossimo anno. Nonostante l’avviso last minute è bastato il nome di Rubin,figuriamoci dopo questo debutto. Il nome della seconda giornata è quello dei canadesi Arcade Fire. Uno show uno e trino. La prima parte è all’interno della Collegiata con Win Butler che attraversando la navata arriva all’altare dove lo aspetta Régine Chassagne e parte un viaggio con destinazione un finale esplosivo con il pubblico che balla (il parroco, presente, non si scompone) e li accompagna in piazza dove, secondo atto, il palco è una festa hipie con djset e musica live. Nel frattempo, causa ritardi e pressione delle persone in piazza che volevano entrare in chiesa, Jova aveva dovuto improvvisare un miniset in piazza con Riccardo Scamarcio alle percussioni. L’ultima incarnazione della band canadese è in veste di dj alla festa finale a bordo piscina di un lussuoso resort.