Stop agli accordi scientifici con Israele, la Normale di Pisa chiede al ministero di “rivalutare” il bando

La Normale di Pisa eviterà di collaborare con chi alimenta i conflitti bellici. E “boccia” il bando di collaborazione scientifica tra Italia e Israele, chiedendo formalmente al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale (Maeci) di ‘riconsiderarlo’. Questi i punti principali del documento discusso e approvato nell’ultima seduta del senato accademico della Scuola Normale Superiore di Pisa, al culmine di un percorso che da qualche settimana aveva portato gli studenti in piazza. Così ,come proteste ci sono state in vari atenei italiani.

È l’articolo 11 della Costituzione, il ‘ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali’ a ispirare il documento sin dal primo punto, ovvero la necessità di ispirare l’attività di ricerca e di insegnamento al rispetto di questo principio fondamentale. La Normale si impegna, perciò, a valutare con cautela e diligenza massima i futuri accordi istituzionali e le future proposte di collaborazione scientifica «che possano attenere allo sviluppo di tecnologie utilizzabili per scopi militari e alla messa in atto di forme di oppressione, discriminazione o aggressione a danno della popolazione civile, come avviene in questo momento nella striscia di Gaza», si legge al punto 2. Avviando, di conseguenza, l’iter per esprimere pienamente questi principi nei regolamenti della Scuola.

L’articolo 11 della Carta costituzionale ritorna al punto 4 del documento approvato dal senato accademico della Normale. Nello specifico: una richiesta al Maeci e al Ministero dell’università e della ricerca di assicurare, alla comunità scientifica, che tutti i bandi e i progetti da essi promossi per favorire la cooperazione industriale, scientifica e tecnologica con altri stati rispettino rigorosamente i principi costituzionali. Per il ripudio della guerra come strumento di offesa e mezzo di risoluzione di controversie internazionali, la Scuola chiede quindi al Maeci « di riconsiderare il ‘Bando Scientifico 2024’ emesso il 21 novembre 2023 in attuazione dell’accordo di cooperazione industriale, scientifica e tecnologica Italia-Israele».

Luigi Ambrosio, direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, cui è stato conferito il mandato di farsi portavoce delle posizioni espresse, preferisce non commentare la mozione, limitandosi a suggerire come quel “riconsiderare” sia da leggere come un “valutare da un altro punto di vista, ri-valutare”. Esultano invece gli studenti e i dottorandi che, mobilitati da settimane, in un’assemblea plenaria avevano stilato una piattaforma di rivendicazioni da sottoporre al senato accademico, fra cui proprio la pubblica resa di distanza dal bando di collaborazione Italia-Israele del Maeci. Gli allievi della Normale avevano anche bloccato lezioni e mensa lo scorso 20 marzo «per rompere una normalità basata sul silenzio e per interrompere la complicità tra i saperi che produciamo e le guerre». Il senato accademico ha anche chiesto al direttore di convocare entro la fine di aprile un’assemblea generale dedicata agli sviluppi della situazione in Palestina e di favorire altre iniziative sul tema.

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