Non c’è traccia di veri e propri dossier né di pagamenti: siamo nel campo di un illecito (penale) di difficile comprensione. Sono 800 gli accessi alle banche dati sotto la lente della Procura di Perugia, che ha invitato i due indagati Pasquale Striano e Antonio Laudati a rendere interrogatorio
Ottocento accessi abusivi ai sistemi in due anni (2021-2022): il finanziere dell’antimafia Pasquale Striano avrebbe consultato fuori da regole e protocolli investigativi una serie di banche dati. Da quelle che svelano visure aziendali a quelle che servono a conoscere le pendenze penali nei confronti di un individuo.
Non c’è traccia però di veri e propri dossier tantomeno di pagamenti intercorsi tra Striano e altre persone. Dunque fino a questo momento siamo nel campo di un illecito (penale) di difficile comprensione.
La domanda clou è infatti: perché mai Striano compulsava i sistemi? Mosso da quale intenzione? Al momento non c’è una risposta ma la Procura di Perugia ha invitato i due indagati a rendere interrogatorio e dunque in quella occasione spiegheranno. Striano è indagato per accesso abusivo a sistemi informatici, falso e abuso d’ufficio.
Il pm antimafia
Dagli accertamenti risulta che con lui si sarebbe dato da fare il pm antimafia Antonio Laudati che infatti è indagato a sua volta per i reati di accesso abusivo, falso e abuso d’ufficio. In almeno una circostanza Laudati avrebbe agito per proteggere i propri interessi: è il caso dell’accesso abusivo si sistemi che riguardò la Curia Generalizia dei frati minori conventuali, impegnati nella cessione del convento di Santa Severa che tanto preoccupava il loro vicino di casa Laudati. Un’altra verifica riguarda un accesso sul presidente della Figc Gabriele Gravina.
Lotito testimone
La verifica su Gravina sarebbe stata chiesta da un personaggio vicino al presidente della Lazio Claudio Lotito. Lotito è stato interrogato come testimone a Perugia e gli atti sono stati poi trasmessi a Roma. Al centro dell’indagine la regolarità di un bando del 2018 indetto dalla Lega Pro (all’epoca presieduta da Gravina), che potrebbe avere collegamenti con contratti riguardanti la gestione delle piattaforme digitali e che coinvolgono Isg e Ginko.
I personaggi famosi
Più importante ancora è il fatto che quegli accessi abusivi avrebbero interessato personalità politiche, dello sport e dell’ambiente artistico. La lista è corposa. Si va dal rapper Fedez (durante la campagna a favore del decreto contro l’omofobia di Zan) agli ex presidente e allenatore della Juve Andrea Agnelli e Massimiliano Allegri, il calciatore Cristiano Ronaldo.
I politici
Ma ciò che ha destato maggiore allerta sono state le verifiche abusive nei confronti di politici e personaggi delle istituzioni: il ministro Guido Crosetto (autore dell’esposto dal quale ha preso il via l’inchiesta della magistratura), Francesco Lollobrigida, Adolfo Urso, perfino la deputata (compagna di Berlusconi) Marta Fascina. E ancora: Matteo Renzi, Giuseppe Conte e la sua compagna Olivia Palladino, l’ex parlamentare (ora in carcere per scontare due condanne definitive) Denis Verdini, la ex presidente della Camera Irene Pivetti.
Copasir e Antimafia
Per quale ragione Striano cercava informazioni dettagliate nei loro confronti? Per capire quanto sia incandescente la materia di questa inchiesta basta sapere che sia il procuratore capo di Perugia Raffaele Cantone che il numero uno dell’antimafia Giovanni Melillo si sono detti disponibili a riferire sull’argomento alla Camera dei deputati. Altro tema: nell’inchiesta sono stati indagati tre cronisti del quotidiano Domani, Giovanni Tizian, Nello Trocchia e Stefano Vergine che hanno pubblicato inchieste in particolare su Crosetto.
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