Dopo il papà Mauro Zaratta, ascoltato nella precedente udienza, il 23 aprile è toccato alla mamma Roberta Schinaia raccontare nell’aula Alessandrini del tribunale di Taranto il tormento del figlioletto Lorenzo morto a fine luglio del 2014 per un tumore al cervello quando aveva solo 5 anni. Il centro del dibattimento è stabilire se le emissioni nocive dello stabilimento siderurgico abbiano o no un collegamento con la malattia e la successiva morte di Lorenzo, divenuto subito il simbolo della lotta all’inquinamento ambientale. Sei dirigenti dell’ex Ilva sono da febbraio scorso a processo per cooperazione in omicidio colposo.
La mamma del piccolo ha descritto dolori e sofferenze di Lorenzo passato in diversi ospedali d’Italia alla ricerca di terapie che potessero contrastare le conseguenze dell’astrocitoma che aveva colpito il suo cervello quando Lorenzo si trovava ancora allo stato di feto e la mamma lavorava in un ufficio al quartiere Tamburi vicinissimo alla fabbrica. Durante l’udienza preliminare si scontrarono le tesi dei periti di parte. Secondo la difesa nessuno studio scientifico aveva ancora dimostrato l’esistenza del nesso causa-effetto tra inquinamento e “astrocitoma” mentre il pm sottolineò che il centro della questione era valutare se le sostanze assorbite e trovate nel cervello di Lorenzo – zinco, silicio, ferro, acciaio – hanno provocato il tumore e non se a provocarlo sia stata la semplice esposizione all’ambiente inquinato.
Ex Ilva, Lorenzo morto a 5 anni di cancro. In aula il racconto choc della madre: «Ha subito 28 interventi chirurgici»
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