Undici misure cautelari richieste ed ottenute dalla Procura di Catania. Agli atti dell'inchiesta una vicenda di scambio elettorale politico-mafioso. Il primo cittadino del centro del Catanese rieletto nel 2021
Quarantanove anni, con una laurea nel cassetto e soprattutto una divisa riposta nell'armadio. Quella di poliziotto. Santi Rando, arrestato stamani e condotto in carcere dai carabinieri del comando provinciale di Catania nell'ambito dell'inchiesta «Pandora» della Procura di Catania, sindaco di Tremestieri Etneo, è tra le undici persone, tra esponenti politici, funzionari comunali e imprenditori, destinatari di misure cautelari perché accusati a vario titolo, di scambio elettorale politico-mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso, corruzione aggravata, istigazione alla corruzione e turbata libertà degli incanti.
L'ascesa in politica: assessore dal 2010, sindaco dal 2015
Il nome di spicco tra le persone coinvolte nell'inchiesta è quello di Luca Sammartino, attuale vicepresidente della Regione Siciliana (ruolo da cui si è dimesso in mattinata, consegnando la propria delega all'Agricoltura nelle mani del presidente Schifani e professandosi fiducioso nel lavoro dei magistrati). Ma anche quello di Rando non è certamente secondario nel panorama politico catanese. Il lavoro degli inquirenti si basa su vicende avvenute a cavallo tra il 2018 e il 2021, anno della sua rielezione a sindaco. Il suo impegno politico era partito però molto prima. Nel 2010 aveva già fatto parte, nonostante gli impegni in polizia, della giunta di Raffaele Lombardo. Poi, nel 2015, la prima elezione a sindaco con un mandato "dilatato" - come per i colleghi di tutt'Italia - causa Covid (il turno di amministrative slittò di un anno). Nel 2021 la sua rielezione con un mandato schiacciante da parte degli elettori di Tremestieri Etneo: Santi Rando ottiene il 75 per cento dei suffragi, in consiglio comunale solo due esponenti seggono all'opposizione.
Cosa c'è agli atti dell'indagine
Agli atti dell'indagine, coordinata dalla Procura di Catania e condotta dal Nucleo investigativo dei carabinieri in un lasso di tempo che va dal 2018 e il 2021, gli accordi illeciti tra alcuni amministratori del Comune di Tremestieri Etneo ed elementi vicini alla cosca mafiosa «Santapaola-Ercolano», riguardanti l'elezione nel 2015 dell'attuale sindaco Santi Rando, destinatario della custodia cautelare in carcere per scambio elettorale politico-mafioso e corruzione aggravata, quanto la successiva «degenerazione affaristica» dell'ente, messa in atto dai «funzionari infedeli» mediante «numerose corruttele», scrive il gip, per concedere permessi e assegnare lavori agli «imprenditori amici».
Il ruolo del deputato regionale
Inoltre, sostengono gli inquirenti di Catania, «nell'ambito di una strategia dei vertici comunali tesa a neutralizzare ogni forma di opposizione politica», è emerso l'accordo corruttivo con lo storico consigliere d'opposizione Mario Ronsisvalle, destinatario degli arresti domiciliari per istigazione alla corruzione, poi transitato tra i sostenitori di Rando per le amministrative del 2021. In particolare, Ronsisvalle, titolare di una farmacia a Tremestieri, anche grazie all'intervento di Luca Sammartino, principale referente politico del primo cittadino, all'epoca dei fatti deputato regionale e attuale vicepresidente della Regione, sarebbe stato avvantaggiato attraverso la riduzione del numero delle farmacie presenti nella pianta organica comunale, promettendo in cambio il sostegno elettorale, per le elezioni europee del 2019, al candidato sostenuto dal Sammartino.
Le reazioni politiche
Naturalmente le reazioni politiche all'inchiesta di Catania non si sono fatte attendere. «Le notizie che giungono dalla Sicilia sono gravissime e confermano un quadro e fatti di intreccio tra politica e malaffare, tra certi ambiti istituzionali e mafie. Gli arresti effettuati, la sospensione del vicepresidente della Regione sono elementi che devono allarmare. Si conferma purtroppo come certe pratiche e certe relazioni siano vitali e pericolose. Chiederemo che anche la Commissione Antimafia si occupi al più presto, per le sue competenze, della questione e della situazione», ha affermato in una nota il capogruppo Pd in Commissione Antimafia, Walter Verini.