Il sacerdote, nato in Svizzera, è proprietario di un grande immobile vicino a Urbino, che ora è sotto sequestro. Gli agenti con i luminol. Lui si chiude: «Non voglio commentare»
Mistero sul sequestro e sul sopralluogo scientifico di una villa a Sant’Angelo in Vado (provincia di Pesaro-Urbino) di proprietà di un sacerdote, don Roberto Pellizzari, 64 anni, che esercita il suo ministero in svizzera, nel cantone francese di Neuchatel, a Chaux de Fonds, diocesi di Losanna. Il reato per il quale è stata sottoposta a sequestro penale la villa del missionario, nato da genitori umbri emigrati in Svizzera, non è noto, ma la vicenda ha destato stupore nella comunità.
Raggiunto dal Corriere a La Cocle dove - in Rue de la gare 20 - ha sede la missione di Chau de Fonds (terza città in quanto a popolazione della Svizzera romanda dopo Ginevra e Losanna) è duro nel difendere il riserbo sul sequestro penale che lo riguarda: «Non voglio rilasciare alcuna dichiarazione sulla vicenda, non faccio alcun commento». Don Pellizzari, pur se di origine vadese, è nato in Svizzera ma possiede in Umbria la villa costruita dai genitori, attualmente in vendita presso un’agenzia immobiliare, che la offre al prezzo di 415.000.
Il sequestro penale e gli agenti della Scientifica
Hanno quindi destato stupore i sigilli posti alla villa del prete, che è nipote dell’ex sindaco di Pesaro Aldo Amati: sull’ipotesi di reato, però, le fonti giudiziarie non si sbottonano. Sabato scorso gli agenti del Commissariato di Urbino hanno messo i sigilli all’abitazione di don Roberto Pellizzari che è situata in via Piobbichese a Sant’Angelo in Vado. Per tutta la giornata di sabato sono stati notati almeno otto agenti con addosso la tuta bianca della scientifica, arrivati con almeno 3 auto, impegnati nei rilievi dentro la villa, in particolare nella zona dei garage.
Le impronte digitali repertate
Sarebbero state repertate le impronte digitali all’interno della grande casa (lasciate sulle superfici e sui pavimenti), che è stata messa in vendita tempo fa attraverso un’agenzia immobiliare del paese. La villa al momento sarebbe completamente vuota e priva di mobili: prima di tornare a vivere in Svizzera, infatti, il parroco avrebbe dato disposizione di vendere tutti i mobili che si trovavano all’interno, alcuni dei quali di valore, attraverso un negozio di Urbania.
«Non ho idea di cosa sia successo – ha commentato con Il Resto del Carlino lo zio del sacerdote, l’ex sindaco Aldo Amati –. So solo che la villa era in vendita e che mio nipote era tornato per un periodo in Italia per occuparsi di mia sorella prima che morisse».
Il periodo trascorso in Umbria
Fino a circa un anno e mezzo fa il parroco, infatti, viveva nella villa, almeno fino alla morte della madre, Silvia Amati, che era rimasta vedova l’anno precedente. Sarebbe rimasto ad accudire gli anziani genitori a cavallo dell’epidemia Covid e, in quel periodo, avrebbe prestato servizio per una parrocchia locale celebrando la messa e offrendo la benedizione pasquale ai fedeli.
Don Roberto Pellizzari è nato e viveva in Svizzera dove i genitori avevano a lungo lavorato: al ritorno in Italia avevano fatto costruire la villa ereditata dall’unico figlio che, dopo la loro morte, l’aveva messa in vendita per il tramite di un’agenzia del paese. Il prezzo richiesto per la vendita, come detto, è 415mila euro. L’annuncio, ora rimosso dal web, recitava: «L’immobile è suddiviso in tre piani per un totale di circa 415 mq così composto: al piano residenziali, di circa 145 mq, ampio soggiorno, cucina abitabile con ripostiglio, tre camere da letto e due bagni. Al primo piano mansarda di 90 mq. Al piano seminterrato garage con due posti auto, cantina, lavanderia, bagno, magazzino, taverna e cucina per un totale di 180 mq».
Cos’è successo nella villa del religioso? Perché il rilievo delle impronte digitali, il cui utilizzo ai fini dell’identificazione giudiziaria è mezzo di prova indiziario? Agli inquirenti umbri la risposta.