Dal 1° luglio la pista sarà pronta per i test della Fia, la partita sul prolungamento del contratto è in una fase decisiva. Sticchi Damiani: «Il governo ci dica l'entità delle risorse che metterà, servono altre opere»
Dal 1° luglio la pista di Monza sarà pronta per ospitare i test di omologazione della Fia, i lavori stanno per essere completati, mezzi in azione per terminare i nuovi sottopassaggi che divideranno i pedoni dalle macchine. Sul nastro d'asfalto già si vedono i primi cordoli. Si è appena concluso il Gp di Imola (200 mila persone, in crescita rispetto alle 122 mila dell'edizione 2022) ed è già partito il conto alla rovescia verso il Gp d'Italia (1° settembre). Nell'autodromo brianzolo ci sono ancore le ruspe in movimento e mucchi di terra, «Qualche contrattempo - ammette il presidente dell'Aci, Angelo Sticchi Damiani- c'è stato anche a causa dell'abbondante pioggia caduta sul Nord Italia in questa primavera, della quantità di argilla trovata negli scavi superiore alle previsioni. Ma abbiamo mantenuto gli impegni e questa era la condizione fondamentale per il rinnovo del contratto. Queste opere però sono soltanto le prime».
Il tempo stringe, la partita non è semplice, alla fine del 2025 scade l'accordo con la F1 e i giochi si fanno adesso, incontri ci sono già stati a Imola e si ripeteranno a Montecarlo in questo fine settimana. Stefano Domenicali è disponibile («L'Italia è cruciale nel calendario» ha ripetuto pochi giorni fa). Ma la concorrenza globale è enorme, ed è cresciuta anche quella europea con l'ingresso di Madrid. In più c'è la Germania che preme per tornare, sull'impulso dell'Audi al debutto nella massima serie automobilistica dal 2026. «Siamo fra quelli che pagano meno di tutti in Europa - prosegue Sticchi Damiani - e siamo gli unici a non aver il meccanismo automatico del rialzo del 3%, dal 2018 la tariffa è sui 20 milioni di dollari l'anno. L'aumento sarà sensibile ma cifre non ne faccio: a Imola c'era il primo ministro di un importante Stato asiatico che chiedeva alla F1 di ospitare un Gp».
I nuovi sottopassaggi
La F1 ha chiesto a Monza, e ad altri promoter nel mondo, di salire di livello migliorando l'offerta commerciale: uno dei punti chiave è l'aumento degli spazi del paddock club, postazioni super-esclusive dove il pubblico più danaroso arriva a sborsare migliaia euro per un weekend di gara (a Las Vegas i prezzi dei biglietti per questi posti sfiorano i 20 mila dollari). «È chiaro che i costi di altre opere non possono essere sostenuti dall'Aci, senza la quale avremmo già perso il Gp d'Italia negli anni passati: bisogna essere veloci nel trattare perché il quadro cambia molto velocemente e c'è la fila di Paesi pronti ad ospitare la F1. Il rapporto con Comune, Regione e governo è ottimo: ma dobbiamo avere certezze sulle entità delle risorse da destinare alle infrastrutture, solo allora potremmo chiudere l'accordo». Il messaggio del numero uno dell'Automobil Club è per il ministro dei Trasporti Matteo Salvini: «Sono convinto che farà di tutto per darci le risorse, si è speso e si sta spendendo molto».
La novità rispetto al passato è la ricerca di un contratto lungo: «Noi guardiamo a dieci anni, un periodo che permette programmazione e investimenti. Anche l'Ungheria ha preso questa strada». A Budapest infatti sorge uno degli impianti più vetusti del Mondiale, la F1 ha concesso tempo ma ha preteso una trasformazione radicale della struttura. E anche al di fuori del Vecchio Continente le nuove intese abbracciano un decennio. Quanto al doppio Gp in Italia, dal 2026 sarà difficile mantenere Imola e Monza nella stessa stagione. Lo ha detto Domenicali e lo ha ripetuto Sticchi Damiani: «Sono realista, in Europa ci sono sempre meno Gp e le esigenze aumentano». Dunque corsia preferenziale a Monza, impossibile immaginare una F1 senza.