Il regista Lluís Pasqual: «Sul palco la roccaforte del potere. Ribellioni e conflitti nascono tutti da lì»

di Giuseppina Manin

Il regista del �Don Carlo� che aprir� il 7 dicembre la stagione della Scala spiega le sue scelte su scenografia e costumi dell’opera di Verdi

Il regista Lluís Pasqual: «Sul palco la roccaforte del potere. Ribellioni e conflitti nascono tutti da lì»

La torre d’alabastro svetta sulla scena della Scala, roccaforte iridescente di un potere misantropo e solitario. Come quello che segna il destino infelice di Don Carlo, Infante di Spagna, erede al trono, condannato a morte come ribelle dal suo stesso padre, Filippo II, che per di pi� gli ha sottratto anche l’amore della sua vita, la bella Elisabetta di Valois. Opera verdiana tra le pi� amate, qui nella versione italiana approntata dal compositore nel 1884, Don Carlo aprir� il 7 dicembre la stagione del Piermarini, Riccardo Chailly sul podio, regia di Llu�s Pasqual, un cast che vede Francesco Meli nel ruolo del titolo, Anna Netrebko (Elisabetta di Valois), Michele Pertusi (Filippo II), Elīna Garanč (Eboli), Luca Salsi (Posa), Ain Anger (Grande Inquisitore).

La torre come tratto dominante, perch� d’alabastro?
�Perch� � un materiale che lascia filtrare la luce e esalta le ombre – risponde Pasqual, che a Milano � stato assistente di Strehler —. Molto usato per le finestre delle antiche cattedrali e palazzi spagnoli, odora di chiesa e di fasto, evoca un’atmosfera sospesa tra mondo ecclesiastico e secolare�.

La torre ricorda quella de �La vita � sogno� di Calderon, dove � rinchiuso il principe Sigismondo.
�Anche qui c’� un principe, sebbene Carlo, cos� ambivalente nel rapporto con il padre, cos� tormentato sentimentalmente, somiglia pi� a Amleto. Con Shakespeare, Verdi ha grandi affinit�, entrambi ci mostrano il potere da dietro le quinte, entrambi con piglio fortemente realistico�.

Come rappresentare oggi una vicenda dai connotati storici cos� lontani?
�� il solito dilemma del regista: attualizzare oppure no? In questo caso � Verdi a sciogliere i dubbi: da grande uomo di teatro qual era ha precisato ogni dettaglio. Inoltre siamo alla Scala, c’� una tradizione da rispettare�.

I tratti salienti dell’opera?
�In Don Carlo c’� tutto Verdi: il conflitto padre-figli, l’amicizia, la ribellione degli oppressi. Ma il clou � la solitudine di Filippo II e lo scontro con il Grande Inquisitore. La lotta per il potere tra il re e la chiesa. L’imprecazione di Filippo: “Il trono dovr� piegare sempre all’altare!” � anche quella del Verdi anticlericale. E un po’ anche la mia. Che ho vissuto sotto il franchismo e ho visto la complicit� del clero spagnolo. Mio nonno se vedeva un prete, anche in tv, diventava rosso di rabbia�.

Quale � stata la sua ispirazione per i costumi?
�La grande pittura del Siglo de oro, i ritratti di Vel�squez e Zubar�n sono riferimenti inevitabili. Grazie all’abilit� di Franca Squarciapino, i costumi avranno il sapore dell’epoca ma senza calcare la mano. Per esempio, il velluto nero, di solito simbolo di lutto e austerit�, qui � segno di ricchezza e potere. Perch� in quel tempo era la stoffa solo per i pi� ricchi�.

E le scene?
�La torre ideata da Daniel Bianco ruota e si apre creando i vari spazi dell’azione: il chiostro del convento, i giardini reali, lo studio di Filippo II, la cerimonia della penitenza degli eretici�

L’autodaf�, uno dei momenti pi� spettacolari
�Se ne vedr� il back stage, la preparazione della parata, la processione dei frati militari in tonaca e corazza, la costruzione del retablo abbagliante da ostentare nel momento sommo, quando la scena diventa tutta d’oro. Coreografie perfette, necessarie al potere assoluto, che per esistere deve mettere in scena s� stesso�.

Spagna oscurantista, dominata dall’integralismo religioso.
�Vero, ma non dimentichiamo che il libretto deriva da Schiller, che attinge alla Leggenda nera messa in giro dai protestanti. Di recente alcuni storici hanno rivisto radicalmente i dati: i condannati dall’Inquisizione tra il 1200 e 1600 sarebbero 403 quelli dei Paesi protestanti addirittura 10mila�.

Realt� storica diversa anche nell’opera?
�Altroch�. Filippo non era un vecchio aveva 33 anni, Elisabetta 14, quasi una bambina, mentre Carlo era una sorta di mentecatto, epilettico, pronto a buttar dalla finestra i servi poco accorti. E il Grande Inquisitore non era affatto cieco. E l’Escorial ancora in costruzione�.

Il finale resta sospeso: Carlo V, dato per morto, compare come frate e porta via Don Carlo.
�Sotto quella tonaca io ci ho messo invece il Grande Inquisitore, che si spaccia per Carlo V. Il grande imbroglio della Chiesa � completato�.

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24 novembre 2023 (modifica il 24 novembre 2023 | 20:44)

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