L’oppositore in visita a Milano: nessuno ha speranza di governare la Russia dall’esilio
Una collaboratrice piange, a un’altra tremano le mani; la conferma che Aleksei Navalny � morto arriva al termine di un incontro dell’associazione della diaspora Russi Liberi di cui lui, Leonid Gozman, � ospite d’onore. Settantaquattro anni, da sempre � all’opposizione di Putin con la sua Unione delle Forze di Destra. Il viaggio a Milano era previsto, ma la morte di Navalny ne ha cambiato l’agenda e il clima.
Leonid Gozman, da oppositore era in contatto con Navalny?
�Non molto. Ci davamo del tu, ma non significa nulla. Spesso abbiamo avuto posizioni diverse. Non importa: lo penso come un eroe�.
L’opposizione russa � stata a lungo frammentata e litigiosa. Questo vi ha indeboliti?
�No, e penso ci rafforzer�. Allearsi per esprimere un candidato alle elezioni fa s� che si eleggano poi persone che non sono di rottura, e che desiderano soprattutto il potere. L’opposizione russa ha avuto momenti di pi� grande partecipazione, come nel 2011 e nel 2012, e neanche allora avevamo un federatore. Si andava alle manifestazioni perch� volevamo�.
Ma l’opposizione a Putin non � mai sembrata cos� debole.
�La contraddico ancora. Ora non siamo in grado di cambiare il regime, ma quella missione ora � in mano alla resistenza ucraina. Per� un’opposizione cos� variegata sar� capace di costruire una societ�. Senza, cosa sarebbe la Russia? Un’autogestione di gang rivali che competono per la valigetta nucleare�.
Stiamo facendo abbastanza per supportarvi?
�Serve che si mandino all’Ucraina armi decisive. Non pi� per resistere, ma per vincere. Poi si deve trovare un modo di non punire tutti i russi in esilio, a prescindere dalla loro contiguit� al regime. Il mio conto � congelato. Ingiusto: i russi in esilio sono anche oppositori�.
Un futuro rivale di Putin � oggi in esilio?
�No. Nessuno che sia all’estero ha speranze di poter guidare la Russia�.
Navalny le aveva?
�S�. Poteva essere il nostro Nelson Mandela: mezza vita in carcere, e poi la luce del Sudafrica. Poteva. Ma il governo russo se n’� accorto per tempo. Non so se fosse credente, ma � stato un santo. � morto per le sue idee�.
Come lui, lei � stato arrestato al suo rientro in Russia, due anni fa, per aver criticato la guerra. Perch� � rientrato?
�Quando il regime di Putin mi ha nominato “agente straniero” ero in viaggio con mia moglie. Si � posta una questione morale. Abbiamo deciso di rimpatriare. Mi hanno arrestato subito. Rischio dieci anni, ed ero certo che li avrei scontati. Poi mi � stato concesso l’espatrio. Credo che un mio amico molto potente abbia interceduto, ma non lo sapr� mai. Non mi sento umiliato dall’esilio. Lo sarei stato se non fossi rimpatriato mai. Ma cos� posso servire da vivo�.
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17 febbraio 2024 (modifica il 17 febbraio 2024 | 19:02)
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