Piano B, la storia di Carmine: “Lavoravo sette giorni su sette per guadagnare tanto e spendere: ho lasciato tutto e sono tornato felice”

“Un piccolo paese che si spopola è una sconfitta, sempre. La mia conquista è stata comprendere che per sentirsi realmente felici e realizzati non bisogna guadagnare tanto ma, semplicemente, trovare una dimensione umana. Ancora meglio se nei luoghi degli affetti, che magari a 18 anni ti sembrano stretti, ma che, invece, rivelano un universo di bellezza e opportunità”. A trentacinque anni, Carmine Luisi ha trovato la sua strada.

Ha abbandonato una redditizia carriera da marittimo sulle navi mercantili e ha trasformato l’hobby del nonno, l’apicoltura, in un lavoro.

Qui Ottati, piccolo paese del Cilento, nel cuore del Parco nazionale, alle pendici degli Alburni: 640 abitanti appena. Lui – il numero 640 – è tornato due anni fa con una ‘rivelazione’.

“Mi sono detto che non volevo più essere l’ingranaggio di un sistema che mi sottraeva tempo e felicità, lunghi periodi in balia del mare, durante la pandemia addirittura tredici mesi al largo delle coste cinesi, lavorando sette giorni su sette. Lo facevo perché funziona così: più guadagni, più spendi. E non ti fermi mai. Ma per me non aveva e non ha più senso. Mi sono detto che la vita merita di essere vissuta diversamente. E sono tornato a casa”.

Qui, nel suo borgo a rischio spopolamento, Carmine ha avviato, con il supporto economico del Comune, una piccola azienda agricola che produce miele: “Da piccolo accompagnavo il nonno: così ho conosciuto e apprezzato le api. Lui lo faceva per hobby, aveva appena quattro arnie. Io oggi ne ho un centinaio e punto ad averne molte di più”.

Nessun dipendente, un piccolo aiuto dalla sua compagna, Elda, e l’energia ritrovata di un giovane che s’è ripreso la vita. Attraverso la scelta meno convenzionale. “Da Ottati, dal Cilento, dalla Campania e dal Sud Italia sono in molti che vanno via, fatalmente affascinati dal richiamo delle metropoli".

“Ecco - prosegue - io ho voluto fare il contrario. Ho capito che volevo cambiare vita. Dopo dieci anni da marittimo, ho preso consapevolezza dell’impatto ambientale di quel che facevo, trasportando su grandi carichi mercantili materie prime da un capo all’altro dell’oceano, e poi riportandole indietro. Che mondo è, un mondo che si allontana dalle piccole produzioni e dal chilometro zero? Ecco, qui a Ottati ho ritrovato il piacere delle piccole. Anche se non è facile e magari si guadagna poco. Capisco gli agricoltori che protestano in questi giorni, ma la mia filosofia, oggi, privilegia il vivere bene al guadagnare tanto”.

Carmine Luisi sogna, oggi, che la sua piccola azienda possa ingrandirsi: ha anche un uliveto, e al miele si affiancherà la produzione di un olio extravergine artigianale. “Qui intorno ci sono tante piccole imprese giovani che – dalla cosmetica naturale al vino – stanno rimettendo in piedi l’economia di un piccolo paese altrimenti destinato a morire. La mia non è una storia eccezionale: è semplicemente la storia di chi decide di restare, o di tornare”.
Quella di Carmine è un simbolo della “restanza”: sentirsi cioè (nuovamente) ancorati e insieme spaesati in un luogo da proteggere e nel contempo da rigenerare.

“Rigenerare è una delle nostre parole chiave”, annuisce orgoglioso Elio Guadagno, il primo cittadino di Ottati, classe 1990, tra i più giovani sindaci d’Italia: anche lui ha deciso di restare. “Crediamo fortemente nel futuro di questo paese e del Cilento – afferma – del resto, turismo ed enogastronomia sono dei trend sempre più ricercati”.

Anche per questo nei giorni scorsi Guadagno ha emanato un avviso pubblico per giovani aspiranti apicultori (l’unico requisito è essere residenti a Ottati almeno da cinque anni): assegnerà loro terreni comunali, a fronte di canoni di locazione altamente simbolici.

“L’idea è quella di favorire percorsi come quello di Carmine. Così il piccolo borgo di Ottati può sopravvivere”.

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