Il leader di Alternativa popolare risponde su Corriere tv alla vicedirettrice Fiorenza Sarzanini: «Mai istigato contro le donne. Ma resto maschilista»
Presa di distanza da von der Leyen, intenzione di «fare sistema italiano nella Ue», critiche a Forza Italia nel Ppe. E poi: uso delle parolacce, le disavventure giudiziarie, le accuse di maschilismo, la separazione delle carriere dei magistrati «che non si farà mai», il generale Vannacci definito un «fallito». Questi, tra i temi affrontati con Stefano Bandecchi, leader di Alternativa popolare e candidato alle Europee dell'8 e 9 giugno, nell'intervista a Corriere tv condotta dalla vicedirettrice Fiorenza Sarzanini sulle tracce delle domande dei lettori.
Bandecchi, quante sono le possibilità che Alternativa popolare superi la soglia di sbarramento del 4%? E perché i cittadini dovrebbero votarla?
«Dipende da quello che viene chiamato voto utile. Se verrà scelto arriveremo al 60%. Altrimenti, se la logica del consenso non cambierà, non andremo da nessuna parte. Io sono sindaco di Terni e come imprenditore pago 2.500 stipendi. Gli imprenditori possono essere di successo oppure no. Quelli di successo magari hanno lo yacht e stanno sulle scatole. A me, quella che manca, è la classica carriera politica, ma spero che la gente valuti soprattutto l'utilità delle preferenze».
E la vostra linea europea?
«Noi siamo nel Ppe, dove risultiamo iscritti dal 2014. Tuttavia, abbiamo delle discordanze rispetto ai popolari. Non ci appassiona per esempio Ursula von del Leyen. I cinque anni appena trascorsi non sono stati vantaggiosi per l'Italia, e questo nel Ppe certo non per colpa dei tedeschi, quanto degli italiani, cioè di Forza Italia».
E' a Forza Italia che dunque intendete rosicchiare voti?
«No, noi a Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia in cinque mesi i voti li porteremo via tutti. Perché loro prendono in giro gli italiani. Premierato e autonomia differenziata non c'erano nei loro programmi, poi li hanno tirati fuori, perché non sanno che fare».
Quali sono per Alternativa popolare le priorità in Europa?
«Quella di far lavorare i 76 eletti italiani, cioè il 10,8% del totale. Perché non è l'Europa a essere un problema. Il problema sono invece i politici che non capiscono che l'Europa è fondamentale e Bruxelles è il luogo vero di comando. Io voglio andare nella Ue perché l'Italia oggi non conta nulla. Noi infatti non facciamo sistema. Ogni partito andrà certo dove vuole, siederà in un gruppo, ma tutti insieme devono fare sistema, come accade in Germania, Spagna o Francia. Invece i nostri politici italiani non sanno fare politica coordinata. Da 24 anni la legge finanziaria dev'essere approvata dalla Ue ma loro non ne tengono conto. Intanto i leader si fanno votare. E' alto tradimento, da fucilazione morale. Basterebbe soltanto conoscere un po' di educazione civica».
Che cosa ne pensa dell'uso della parolaccia in politica come nella vita comune? Lei le usa per diventare famoso?
«No, non è così. Uso questi metodi con tutti gli imbecilli che dilagano in questa nazione. Penso al consiglio comunale di Terni, quando quattro falliti dell'opposizione sono venuti da me e mi hanno accusato, hanno presentato una mozione per farmi passare per una persona il cui comportamento autorizza ad ammazzare le donne. Ma io non istigo nessuno, non ho mai avuto denunce da donne. A quei quattro ho semplicemente detto che non capivano una mazza».
Il manifesto del suo partito parla di lotta alla violenza di genere, rafforzamento della presenza femminile nel mercato del lavoro e si oppone alla maternità surrogata. Bandecchi, alla luce anche di certe sue dichiarazioni, si sente femminista?
«Non sono femminista, casomai mi sento maschilista, a difesa degli uomini. Ma rispetto molto le donne, che sono parecchio più intelligenti, più capaci degli uomini. Come sindaco, sono stato il primo di Terni a registrare due donne neo genitori che avevano avuto una bambina. Nella università Niccolò Cusano che ho fondato, il 50% dei dirigenti è costituito da donne, il 75% dei quadri anche, gli stipendi medi dei dirigenti donna sono inoltre più alti di quelle degli uomini».
Da ex paracadutista che cosa ne pensa della candidatura del generale Vannacci con la Lega. C'è davvero bisogno di ex soldati nella politica?
«Io sono un imprenditore dal 1986, dopo aver fatto il militare, quindi non posso essere definito un ex soldato. Sono piuttosto uno che ha lavorato. Vannacci invece è un fallito. Non ha fatto niente in vita sua, è un disoccupato che in Parlamento europeo prenderà 20 mila euro al mese e sarà contento».
Anche Alternativa popolare propone la costruzione di un esercito comune europeo. Che cosa ne pensa intanto riguardo la scelta di dare le armi all'Ucraina anche per colpire il territorio russo?
«Nato, Ue e Usa hanno perso questa guerra a sostegno dell'Ucraina. Sono stati traditi gli accordi del passato a tutela di quel Paese. Io personalmente avrei fatto saltare in aria Mosca, ma Kiev ha perso ormai. Non rimane che cercare una pace, senza più prendere né dare più schiaffi. Il resto dei discorsi è fuffa».
Parliamo di sanità. Il capitolo delle liste di attesa e dei tempi delle prestazioni è stato trasformato dal governo da decreto legge e disegno di legge poiché mancano le coperture finanziarie.
«La verità è che bisogna imparare a gestire bene i soldi. La politica oggi è depotenziata. Le leggi finanziarie le fanno i tecnocrati. Sinistra e destra sono allora uguali, perché non decidono niente. Quella della riforma delle liste di attesa è un grande truffa di Meloni. Serve una capacità, una visione economica che non c'è. E poi, anche la sanità, si decide in Europa».
Lei, come amministratore della Unicusano, ha avuto delle disavventure giudiziarie, è accusato di non aver pagato delle imposte.
«La Cassazione ha da poco confermato che manca la documentazione necessaria per decidere il da farsi. Non abbiamo perso la dignità di università. C'è stato un equivoco, non ho avuto rinvii a giudizio. La Guardia di finanza ha contestato l'acquisto e l'avvio di una sede per l'università, pagata 100 milioni di euro cioè quanto l'intero fatturato accademico, sostenendo che la sua esistenza non era proporzionata e in linea con l'originaria attività telematica. Ma la verità è che oggi le università telematiche possono fare anche corsi in sede».
E' d'accordo con la riforma della giustizia varata dal governo? Con la separazione delle carriere dei magistrati?
«Di principio sì. Si tratta però al momento di parole e non di cosa concreta. Il governo si mette poi nei pasticci sovrapponendo riforme e scadenze elettorali. Le cose serve farle una per volta e bene. Ma in Italia ogni sei mesi si vota. Comunque, se sono d'accordo con la riforma è perché in questo Paese i giudici sono concussi con i pm, e gli avvocati depotenziati. Un mio candidato in Sicilia era stato condannato negli Stati Uniti all'ergastolo, poi ridotti a 4 anni e otto mesi di carcere, fino all'assoluzione e al risarcimento di diversi milioni di dollari. In Italia, in un medesimo arco di tempo, nemmeno avrebbe avuto inizio il processo. Il consigliere regionale calabrese Cosimo Cherubino, condannato a 12 anni per associazione mafiosa e poi assolto, per quattro anni di trascorsi in carcere ha ottenuto 870 mila. In ogni caso, la separazione delle carriere dei magistrati in Italia non si farà mai. Così, è sicuro, non verrà mai fatto il Ponte sullo Stretto di Messina».