Dall’Aquila a Ortona, il crollo delle prestazioni negli ospedali in Abruzzo durante la presidenza Marsilio

ROMA – Gli ospedali pubblici abruzzesi erogano sempre meno servizi sanitari al territorio. Un calo generale che varia dal 10 per cento a picchi del 40 per cento per alcune specializzazioni e in alcuni ospedali. I numeri degli ultimi cinque anni dei dodici presidi d’Abruzzo sono impietosi e li ha messi in fila la stessa Agenzia regionale, guidata da un manager sponsorizzato dalla Lega (anche se l’assessore al ramo è appena passata armi e bagagli alla corte del presidente Marsilio di FdI): Pierluigi Cosenza, mandato in scadenza e rinnovato a ridosso del voto dalla giunta Marsilio per altri due anni e su richiesta dell’assessora Nicoletta Verì, con l’obiettivo di portare a termine la riorganizzazione della nuova rete sanitaria.

ELEZIONI ABRUZZO - RISULTATI - RIEPILOGO REGIONALE

Sulla sanità si è giocato uno scontro durissimo all’interno del centrodestra, con un pezzo di classe dirigente, a partire dall’assessora uscente adesso ricandidata con Marsilio, che è passata dall’area Lega a quella di Fratelli d’Italia. Uno scontro, tra il partito di Giorgia Meloni e quello di Matteo Salvini, giocato tutto sulle poltrone, ma mai nel merito della reale efficienza della sanità abruzzese.

I numeri del calo dei servizi della sanità pubblica regionale sono stati resi noti dopo una richiesta di accesso agli atti presentata dal gruppo del Partito democratico in consiglio regionale: il gruppo ha chiesto di sapere i dati “sulle dimissioni ospedaliere dal 2018 al 2022 per ogni singola disciplina”. Ed ecco alcuni dati che fotografano meglio di molte parole lo stato dell’arte.

L’ospedale de L’Aquila ha registrato un calo di prestazioni ospedaliere, dimissioni da ricoveri in soldoni, del 18 per cento. Qualche esempio? Le dimissioni ospedaliere nel reparto di cardiologia erano state 1.091 nel 2018 e sono scese nel 2022 a 901; nel reparto di chirurgia generale le dimissioni sono passate nello stesso arco di tempo da 2279 a 2081; nella medicina generale si è scesi da 1.556 a 1.211.

Nell’ospedale di Sulmona le dimissioni dall’ospedale dell’Annunziata sono diminuite del 33 per cento in cinque anni. Solo nel reparto di ortopedia si è passati da mille dimissioni a poco più di cinquecento: la metà. E non certo perché gli abruzzesi hanno avuto meno problemi ortopedici.

Nel presidio ospedaliero di Lanciano il calo delle prestazioni è stato del 30 per cento, nell’ospedale di Vasto del 26 per cento, in quello di Teramo del 12 per cento e in quello di Chieti città del 12 per cento (considerando gli ospedali della provincia si arriva al 30 per cento in meno).

E, ancora, l’ospedale di Tagliacozzo registra un calo dal 2018 al 2022 del 21 per cento, quello di Ortona del 46 per cento.

Un calo dei ricoveri della parte pubblica innegabile. Per gli abruzzesi il problema della sanità è uno dei principali nella regione, più ancora della ricerca del lavoro, secondo una recente rilevazione fatta fare dai partiti. E questa “domanda” alla quale il sistema pubblico dà sempre meno risposte potrebbe avere un peso alle urne. Almeno così spera il centrosinistra, nonostante anche prima del 2018, con le amministrazioni di sinistra, la sanità Abruzzese non abbia brillato certo per efficienza. Ma la situazione è peggiorata e su questo ci sono pochi dubbi. Non a caso per gli Abruzzesi la sanità territoriale rimane una voce importante nella lista di cose che chiedono alla politica di risolvere.

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