Turetta si era fermato in autostrada con i fari spenti, era rimasto senza soldi, benzina ed energie. La polizia tedesca l’ha identificato, ora � in carcere in Germania. �� stremato�
DAI NOSTRI INVIATI
LIPSIA E VENEZIA - Era fermo sulla corsia di emergenza della grande autostrada che collega Monaco a Berlino. Due automobilisti hanno notato la stranezza di quell’auto a bordo strada senza le quattro frecce di emergenza, particolare che in Germania balza all’occhio. Hanno avvertito la polizia, � arrivata una pattuglia, rapido controllo della targa con il database e in qualche secondo era gi� tutto chiaro: si trattava del super ricercato Filippo Turetta, il soggetto del mandato d’arresto europeo spiccato dal giudice di Venezia.
Sono le 22 di sabato sera: lui � a bordo, sporco e stremato. �Non ha opposto alcuna resistenza�, scrivono gli agenti nel loro rapporto trasmesso poi alle autorit� italiane. � la fine della grande fuga del ventiduenne padovano indagato per l’omicidio della sua ex fidanzata, Giulia Cecchettin, coetanea, trovata due giorni fa senza vita in un dirupo vicino al lago di Barcis, sulle Prealpi pordenonesi.
Siamo in quella che una volta era Germania dell’Est, la grande pianura sassone di prati e di boschi attraversata da questa striscia d’asfalto che 180 chilometri pi� a Nord si spegne a Berlino. L’auto era ferma vicino alla localit� Bad D�rrenberg, Sassonia-Anhalt.
Mille chilometri di fuga
Per intenderci, rispetto alla brutta storia di cui il giovane � protagonista, sono circa mille chilometri da Foss�, nel Veneziano, dove tutto � precipitato la sera dell’11 novembre. Un litigio furioso, uno schiaffo, lei che scappa a piedi, lui che la insegue, la blocca, la colpisce forse con un coltello, cos� forte da farla cadere a terra esanime. La drammatica sequenza delle immagini, registrate da una telecamera aziendale, si chiude con Filippo che la trascina e la carica nel bagagliaio. Dalle 23.30 di quel giorno, la Punto nera ha iniziato il suo folle viaggio verso il Nord Europa fermandosi in questa landa deserta a venti chilometri da Lipsia.
Sorprende un particolare: la direzione. Da Berlino verso Monaco e non il contrario, come ci si poteva attendere da una fuga dall’Italia. Era quindi arrivato anche pi� a Nord: fino a Potsdam? Fino alla capitale? La polizia tedesca sta cercando di ricostruire l’itinerario sulla base delle telecamere stradali. Una cosa sembra pacifica: Turetta si � fermato in quel punto perch� aveva finito un po’ tutto, la benzina, il denaro e pure le energie. �� sembrato rassegnato e forse desiderava consegnarsi�, aggiungono nel loro rapporto gli agenti. O almeno, non ha fatto nulla per provare a fuggire ancora.
Con gli agenti che l’hanno fermato e nel corso dei primi interrogatori in commissariato, Filippo ha parlato. Che cosa abbia detto, non � dato sapere viste le rigorosissime prassi della polizia tedesca.
�Non mi oppongo�
Ieri pomeriggio, sottoposto al fermo giudiziario e poi portato davanti al giudice del Landesgericht a Halle che ha confermato il suo arresto, ha capito che i tempi del ritorno in Italia sarebbero stati brevi. E alla domanda del giudice, se accettava l’estradizione, ha risposto senza esitazioni: �Mandatemi pure in Italia�. Resta un passaggio da fare: la decisione, a partire da oggi, da parte del Tribunale regionale superiore (l’Oberlandsgericht), se accettare la richiesta d’estradizione italiana. Ma si tratta di una formalit�: le carte sono pronte, tradotte in tedesco, le pressioni italiane forti, i rapporti tra i due Paesi ottimi. Il s� arriver� forse �nelle 48 ore� auspicate e preannunciate dal ministro Tajani. Poi spetter� ai carabinieri raggiungere il carcere tedesco di Halle, e riportarlo a casa, su un volo di linea.
Nel carcere di Halle
Alle otto di sera, Filippo � entrato nel carcere nella periferia nord di Halle, un muro di mattoni rossi a cingere, con i suoi cinque lati, gli edifici interni per isolarli dalla citt�. Quale sia stato il suo percorso in terra tedesca, per quanto tempo ha vagato tra Monaco e Berlino, non si pu� dire: troppo presto per ipotizzare risposte. L’ultima segnalazione certa del passaggio della vettura era arrivata da Ospitale di Cortina d’Ampezzo. Erano le 9.07 di domenica mattina. Filippo si era liberato del corpo dell’ex fidanzata e stava viaggiando per le montagne che conosceva, lui appassionato di trekking. Aveva fatto ricerche, si � scoperto poi, per sopravvivere in alta quota.
Dalla provincia di Venezia a quella di Treviso a Pordenone. E poi su verso la montagna, evitando le strade pi� controllate. La Punto nera � stata comunque immortalata dalle telecamere di alcuni comuni, Zero Branco, Forno di Zoldo, l’hanno vista rifornirsi a Cortina d’Ampezzo, dove Turetta ha pagato con una banconota insanguinata. Su fino a Lienz in Austria e da l�, pi� nulla. � probabile che si sia diretto a Monaco, prendendo verso nord la stessa autostrada che poi ha precorso nell’altro senso, fino alla resa. Restano le domande pi� semplici: aveva una meta? Dove ha mangiato, dormito? Come ha pagato? E il coltello con cui l’ha colpita, l’ha portato da casa? Resta la domanda pi� terribile: aveva premeditato il delitto?
Il caso � chiuso ma mancano molte risposte. Su Halle scende una notte fredda, senza vento e senza passanti. Una delle ultime che Filippo Turetta trascorrer� in Germania.
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19 novembre 2023 (modifica il 19 novembre 2023 | 23:48)
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