«Supersex», Rocco Siffredi oltre il porno, tra malinconia e insoddisfazione (voto 7 e 1/2)

di Maurizio Porro

La serie, disponibile su Netflix, si sofferma troppo sulla famiglia del divo dell’hard, ma Alessandro Borghi convince in un ruolo difficile

«Supersex», Rocco Siffredi oltre il porno, tra malinconia e insoddisfazione (voto 7 e 1/2)

Arrivata finalmente l’attesa serie su Rocco Tano in Siffredi (per merito del nome di Delon in “Borsalino”) �Supersex�, dalla rivista di fotoromanzi erotici popolare negli anni 70 quando Rocco cresce nell’abruzzese Ortona, non proprio una metropoli degna dei suoi sogni erotici. La serie Netflix in 7 puntate con Alessandro Borghi super star e anche coproduttore, � stata scritta da Francesca Manieri e diretta a staffetta da Matteo Rovere (tre episodi) Francesca Mazzoleni e Francesco Carrozzini, che hanno viaggiato ed esaminato la vita reale ma anche quella immaginaria della pornostar ora quasi ungherese 59enne, padre e marito felice che si concede un’apparizione sullo schermo come Hitchcock.

La serie si sofferma molto, troppo, dagli anni 80 a dopo il 2000, sui suoi processi di famiglia, i fratelli (uno muore subito), la cara madre paziente e pia, il tutto adeguato alla necessit� del noir (siamo anche a Parigi), delle luci rosse e del mel�, ma iniettando un principio edipico nella psicologia maschilista dell’eroe fallocratico, come se il cerchio si chiudesse anche con l’approvazione materna. Dai paesaggi di paese di Ortona alla sfacciata Pigalle, dove a 18 anni Rocco, classe ’64, va a vivere col fratellastro Tommaso e la donna che si dividono, Lucia, amore d’infanzia di Rocco e la pi� chiacchierata del paese.

In 7 episodi compaiono personaggi influenti del porno del periodo: manca Cicciolina ma si commemora John Holmes e appaiono la Moana Pozzi di Gaia Messerklinger, somigliante e brava nel rifare una donna simpatica e intelligente, Riccardo Schicchi (Vincenzo Nemolato) la cui fortuna inizia nel 1987 appunto con “Fantastica Moana”, Gabriel Pontello (Johann Dionnet), divo e talent scout che scopre Rocco e individua cos� nell’enorme jolly-pene di dimensioni XXL, la fortuna nazional popolare di Tano che diventa Siffredi.

Borghi � molto bravo, somigliante all’originale e dice di non aver usato controfigura, segno che ha tutte le fortune: inietta nel personaggio qualcosa di pi� e di oltre del sesso, tampinato da un molesto e provinciale amico d’infanzia che gli fa da agente (Enrico Borello, giustamente esagitato). Alla fine Rocco, quando gli dicono che sa fare bene il sesso ma non l’amore, si mette in proprio, va in Ungheria, fa i regista e producer di porno e sposa la compagna Rosa (Nutsa Khubulava) che smette di recitare per affidarsi alle sue maschie cure e curarlo dei suoi dolori di antica data, confortandolo con due figli maschi.

Ed inoltre c’� Christoph Clark a fare il rivale (l’attore � Giulio Greco), ma la presenza di un alter ego � affidata al bravo Saul Nanni che interpreta Rocco adolescente con misura, quella dimostrata con Kim Rossi Stuart in “Brado” in attesa di vederlo come Tancredi nel nuovo “Gattopardo”. La serie � cronologica, con pochi sprazzi di flash back a parte l’ultimo episodio un poco surreale, quindi infanzia ormonica e vocazione di Rocco che, favorito da Madre Natura, spinge il comune senso del pudore molto al di l� delle convenzioni del tempo e crea scandalo specie nel paese abruzzese.

La parte pi� riuscita � quella della carriera che egli prese molto sul serio, si nota anche nelle interviste, tanto che riusc� ad ottenere l’Oscar Hot a Cannes: il mondo del cinema porno, i set, e ammucchiate, tutti i facili rapporti, le scostumatezze previste, l’abbigliamento da rivista anni 50, fanno parte di un repertorio che la serie padroneggia senza volgarit� e Borghi riesce a nascondere negli occhi di Rocco un velo di malinconia e insoddisfazione. Indovina un ruolo difficile, dove si � aggiunto molto, forse troppo, melodramma alla famiglia romanzata quanto basta e oltre, arrivando al famoso nudo frontale.

Meno risolto il lato filosofico, a parte il riuscito duetto con Moana, la discussione con la brava Jasmine Trinca (la donna contesa) sul potere fallocratico non va al di l� di una chiacchiera nota, si sente che si voleva andare oltre ma le buone intenzioni dialettiche sul sesso e il potere del maschio restano didascalie e non per colpa degli attori. Adriano Giannini � molto bravo nel fare il fratello cattivo che rovina sempre tutto, ruba la ragazza, la mette nei guai, ha un figlio, mentre Rocco cede: � la stessa dinamica (pure nel montaggio), lo stesso m�nage drammatico a tre, del film di Visconti, sar� che il nome Rocco � cos� evocativo che ogni volta che lo si sente, con l’inflessione dialettale, viene in mente quel capolavoro del 60.

Giannini subisce un personaggio troppo molesto, arrogante, truffatore, egoista, con basso quoziente intellettivo, lo padroneggia, ma esonda dal tessuto connettivo della storia che ha invece un commovente momento di ripensamento quando muore la madre e Rocco corre al capezzale per gli ultimi respiri. Molto meno riuscita, anzi francamente inutile e molesta, la scena dell’amore orale in cimitero fra le tombe e con una croce dominante: a parte il rimando al “Teatro di Sabbath” di Philip Roth, nulla giustifica questa ingenua e inutile provocazione.

E se pare improbabile la circoncisione tardiva di Siffredi, quando era gi� divo hard, con bendatura e sangue inguinale, una delle figure riuscite � un amico gay saggio e malato (all’epoca era utile morire per redimersi) che gli insegna il vocabolario dei sentimenti, dall’amore al dolore e alla fine Rocco gli d� un innocente bacino.


Corriere della Sera � anche su Whatsapp. � sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati.

13 marzo 2024 (modifica il 13 marzo 2024 | 07:27)

- Leggi e commenta