Leidaa, un sms solidale per salvare la vita degli animali randagi e maltrattati

Ogni vita è preziosa, a maggior ragione quella degli ultimi tra gli ultimi. Ce lo ricordano i circa 700mila cani vaganti e 2,4 milioni di gatti “liberi” nel nostro Paese, abbandonati a se stessi, esposti alla fame, al freddo, agli abusi, chiusi nei box dei canili e dei gattili. Fino al 2 dicembre è possibile contribuire a salvarli e proteggerli con un sms solidale al numero 45589 o 5/10 euro chiamando da rete fissa, grazie alla campagna promossa dalla Leidaa. «Il randagismoè un fenomeno ancora molto diffuso nel nostro Paese, anche se non ne sono note le dimensioni esatte per la mancanza di dati completi e di numeri aggiornati. Neanche l’anagrafe degli animali d’affezione, prevista già dalla legge del 1991 e tenuta dalle Regioni, finora ha funzionato correttamente, visto che molti cani non vi sono iscritti o molti non sono cancellati al momento del decesso», spiega la Lega italiana per la difesa degli animali e dell’ambiente. Non solo: i sistemi informativi regionali non dialogano completamente tra loro e con la nuova banca dati nazionale di cui, nel luglio scorso, il ministero della Salute ha annunciato l’avvio. Quindi «può ancora risultare difficile, o anche impossibile, l’interscambio in tempo reale delle informazioni relative agli animali iscritti, per rintracciarli tempestivamente in caso di smarrimento e abbandono, agevolare la circolazione di informazioni anagrafiche e sanitarie sugli animali e programmare interventi di contrasto».

La carenza di elementi oggettivi di conoscenza non è casuale. Nonostante sia in vigore da decenni una buona legge, la 281/1991, che specifica bene che cosa devono fare le Regioni, che cosa i Comuni, che cosa le Asl (per esempio le sterilizzazioni), è frequente, da parte delle amministrazioni locali, il mancato adempimento di questi obblighi, che nei casi estremi, soprattutto al Sud, assomiglia molto a un vero e proprio sabotaggio. Ha effetti visibili la mancanza di finanziamenti adeguati (nonostante i miglioramenti degli ultimi anni) e di seri controlli, assistiti da proporzionate sanzioni, sull’implementazione della 281 da parte degli enti locali. Tutto ciò impedisce di elaborare politiche efficaci per contrastare un fenomeno che causa gravi sofferenze agli animali e costa moltissimo alla collettività. La sensazione è quella di un Paese spaccato in due, con un Nord (Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto, Valle d’Aosta e Province Autonome di Trento e di Bolzano e in più la Toscana) in cui il randagismo canino è sostanzialmente contenuto e un Centro-Sud dove i randagi sono molti, in alcune aree moltissimi, e la situazione appare spesso fuori controllo. Preoccupante anche la condizione delle colonie feline, a volte riconosciute dalle autorità (come vorrebbe la legge), a volte tollerate, a volte ignorate. «Il Sud praticamente non ha gattili. Altissimo è il costo sociale del randagismo, perché le ricadute negative sono molte: salute, sicurezza, gestione del territorio, immagine turistica. Lo paghiamo per gli abbandoni, la mancata applicazione delle leggi vigenti (sterilizzazione) e l’inesistenza di una vera politica per incentivare le adozioni», conclude l’associazione animalista.
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