I voti di Alessandro Borghese hanno ribaltato la classifica: «Il suo 9 al mio risotto alla monzese mi ha reso orgoglioso». Il ricordo: «Nel 1996 papà apriva il suo ristorante e io sono uscito dall’ospedale per assistere all'inaugurazione. Il giorno dopo ho fatto l’autotrapianto. E sono guarito»
È Matteo Marabese, 47 anni, titolare del ristorante «L’Orso Bruno» di via Lecco, il miglior ristoratore monzese. Con un’incredibile rimonta finale e grazie ai voti attribuiti dallo stesso chef Alessandro Borghese è riuscito con 113 punti a superare gli agguerriti concorrenti della puntata «4 Ristoranti», andata in onda ieri sera, 4 febbraio, su Sky. Con lui in gara il «Seta Monza» di Giorgia in via Campania (secondo con 112 punti) , il «Mamíe» di Maria Rosaria in via Boito (106), «La cantina della monaca» di Giordano, proprio dietro il Duomo (94 punti). Matteo Marabese si divide tra sala e cucina, come ha fatto in puntata, e, dopo una serata di grande lavoro, racconta come ha vissuto questa esperienza.
Felice?
«Moltissimo, è stata una bellissima esperienza e sono particolarmente orgoglioso del giudizio di Alessandro Borghese al nostro piatto “Special”, il risotto alla monzese a cui ha dato 9. Mi sembra uno dei più alti nella storia della trasmissione. È stato apprezzato anche da tutti i concorrenti».
Il vostro segreto?
«La scelta della luganega, che acquisto da un produttore locale. Mi piace dal gusto non troppo intenso, che si lega bene con il risotto. Per me è un piatto che riesce a suscitare ricordi ed emozioni».
Quanto costa?
«Lo abbiamo messo in carta a 17 euro».
Altro piatto forte?
«La nostra “Orecchia di elefante”. Anche lo chef Borghese è rimasto colpito dalle dimensioni, tanto da chiamarla orecchia di mammut».
Si aspettava di essere scelto tra i ristoranti «chic» di Monza?
«Mi è piaciuta la definizione di “Vintage chic”. Il nostro è un ristorante nato nel 1996, aperto da mio papà Bruno che dà il nome al locale, così come “Orso” è un tratto del suo carattere. È stata la prima steak house di Monza. Indubbiamente la nostra è una cucina che ha visto tante battaglie, ma è stata giudicata pulita e ordinata».
La sua storia personale è molto legata a questo luogo…
«Sì. Il 20 giugno 1996 mio papà apriva il suo ristorante e io ho avuto l’autorizzazione di uscire dall’ospedale per assistere all’evento. Il giorno dopo ho fatto l’autotrapianto per un linfoma da cui sono guarito. Lavoro qui da quando ho 17 anni, è stata la mia rinascita».
Il voto che l’ha ferita di più?
«Il 2 che ha attribuito alla mia location la titolare del “Mamie”. In trent’anni abbiamo rinnovato il locale cinque volte, lo considero casa mia anche perché ci passo la maggior parte del tempo, l’atmosfera è famigliare. Non credo proprio di meritare 2, un voto che non avrei mai dato nemmeno ad un All you can eat cinese».
È stata strategia per vincere?
«Probabilmente Maria Rosaria è una persona che non accetta le critiche, come tutti all’inizio della propria attività. Da parte mia ho dato 7 alla sua location, mentre non mi è piaciuto il risotto alla monzese perché l’ho trovato fuori dalla tradizione. Ho giocato in modo schietto».
E gli altri concorrenti?
«Il posto dove ho mangiato meglio è stato il “Seta” che infatti era in testa nella classifica parziale, la “Cantina della monaca” ha una location stupenda, il titolare è un ragazzo d’oro che vuole proporre piatti elaborati, ma forse deve fare ancora esperienza».
Cosa le hanno detto i suoi clienti?
«Sono inondato da messaggi d’affetto e alcuni clienti erano in sala quando abbiamo registrato la puntata a fine novembre perché dovevamo servire trenta coperti per regolamento».
Lei guardava già «4 Ristoranti»?
«Sì e mi piace molto. Ho accettato di mettermi in gioco perché ho sempre visto giudizi rispettosi del lavoro di tutti. E poi è stato un modo per mostrare le bellezze di Monza, la mia città».
Come userà il premio?
«Servirà per l’attività e per lo staff. Non si vince da soli, siamo una squadra».
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