ROMA – I sì sono 112, 76 i voti contrari, 3 gli astenuti. Si accendono le spie luminose sul tabellone che sovrasta l’emiciclo del Senato: il governo incassa la fiducia sulla manovra. Che ora deve correre, a Montecitorio, per il via libera definitivo atteso il 29 dicembre. A due giorni dall’esercizio provvisorio. Una macchia per la legge di bilancio “a tempi di record” che la premier Giorgia Meloni voleva portare a casa a metà dicembre. E che invece è stata travolta dai ritardi.
ll penultimo atto della Finanziaria si consuma tra la protesta delle opposizioni nell’aula di Palazzo Madama, durante le dichiarazioni di voto che precedono la chiama dei senatori. Tra i banchi del governo è seduto anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, ieri assente alla Camera, dove la maggioranza ha affossato la proposta di legge per la ratifica dell’accordo che modifica il Mes.
Attacca, Matteo Renzi. Nel mirino finisce la maggioranza: “Avete accettato il diktat della presidente del Consiglio di non presentare emendamenti con una procedura che è scandalosa perché la vostra premier, da leader dell'opposizione, urlava contro il governo dicendo che la democrazia era a rischio perché mancava il tempo per discutere le leggi”.
Il dibattito sulla manovra si trasforma in una critica pesantissima al governo per il sì al nuovo Patto di stabilità e per l’archiviazione del fondo salva-Stati. Il capogruppo dei 5 stelle Stefano Patuanelli è durissimo: “Dovevate insistere sul no al Mes per ottenere buoni risultati sul Patto di Stabilità e di questa vostra strategia oggi non rimane nulla. Il Patto di stabilità è talmente lacrime e sangue per l'Italia che perfino l'Olanda ha festeggiato”.
Si vota. Il via libera al maxiemendamento alla Finanziaria cambia alcune norme e ne introduce di nuove, raccogliendo le modifiche introdotte al testo durante il passaggio in commissione Bilancio.
Pensioni, l’emendamento riparatore
Il governo è stato costretto a correre ai ripari dopo le polemiche per il taglio alle pensioni di 732 mila dipendenti pubblici, nei prossimi vent’anni. Alla fine dal taglio si salvano tutti coloro che maturano i requisiti per la pensione di vecchiaia e anticipata entro il 31 dicembre di quest’anno. La tutela si estende anche a chi andrà in pensione di vecchiaia, a 67 anni, dal 2024 in poi.
Per i medici c’è un’ulteriore ciambella di salvataggio: per chi andrà in pensione anticipata dall’anno prossimo, il taglio è ridotto di un 36esimo per ogni mese in più al lavoro, fino ad azzerarsi con tre anni di lavoro in più. I camici bianchi potranno restare al lavoro fino a 70 anni. La scure colpisce invece tutti gli altri dipendenti pubblici che andranno in pensione anticipata: l’assegno sarà ridotto.
ll Ponte di Salvini
ll leader della Lega chiede e ottiene 11,6 miliardi per finanziare la costruzione del Ponte sullo Stretto. Ma il conto non sarà più tutto a carico dello Stato, come prevedeva la formulazione iniziale della norma approvata dal Consiglio dei ministri. Tra il 2024 e il 2032, dal bilancio pubblico saranno prelevati 9,3 miliardi. Il resto delle risorse, 2,3 miliardi, saranno a carico del Fondo di sviluppo e coesione: 718 milioni arriveranno dai ministeri, 1,6 miliardi invece da Calabria e Sicilia.
La stangata sugli affitti brevi
Sale, dal 21% al 26%, l’aliquota della cedolare secca per gli immobili messi in affitto per brevi periodi (meno di un mese). Si salva solo il primo immobile: in questo caso, l’aliquota resta al 21%. Un’esenzione che è anche una vittoria politica di Forza Italia.
Nel pacchetto casa rispunta l’Imu. Più tempo a 211 piccoli Comuni per fissare le aliquote: solo per il 2023, le delibere saranno ritenute valide se inserite nel portale del federalismo fiscale entro il 30 novembre. Il termine per la pubblicazione è spostato al 15 gennaio 2024. Per i cittadini c’è il rischio di pagare di fatto una terza rata dell’Imu se la differenza, rispetto alle vecchie aliquote, sarà positiva.
Mutui, corsia preferenziale per le famiglie numerose
Si allarga il perimetro dei soggetti che hanno priorità nell’accesso al credito per l’erogazione dei mutui per l’acquisto della prima casa. La corsia preferenziale per beneficiare della garanzia dello Stato includerà anche le famiglie con tre o più figli (under 21) e con un Isee compreso tra 40 e 50 mila euro. La garanzia sarà crescente, in base al numero di figli: 80% della quota capitale con tre figli, 85% con quattro e 90% per cento con cinque figli.